DivinaDEA

Il progetto artistico Divina DEA di Maurizio Sodano ha due anime – l’una antica e l’altra contemporanea  – che si rispecchiano, si confrontano e rimandano alle verità e alle menzogne delle rispettive narrazioni.

Ancora una volta, l’artista napoletano usa la conoscenza dello strumento tecnologico e, lavorando per sottrazione, mette in atto una ricerca della sensibilità in larga parte perduta dalla cultura dell’Occidente tecnologicamente avanzato.

E l’esito estetico ce lo presenta attraverso le immagini i racconti che esplorano la soggettività femminile – dalle cosmogonie e mitologie della classicità all’immaginario simbolico e, talvolta, stereotipico dell’età moderna – e le trasformazioni che ha subito la sua rappresentazione nelle diverse epoche storiche. 

La sequenza d’arte fotografica ci mostra Artemide, dea vergine della caccia e protettrice delle fanciulle

e poi la sirena Partenope, che sarebbe morta, secondo la leggenda, dove ora sorge Castel dell’Ovo, nei primi luoghi della nascita di Neapolis.

Ci racconta, inoltre, di Cassiopea, la cui arroganza e vanità fu punita dal dio Poseidone,

e di Penelope, che attese per venti anni il ritorno di Ulisse dalla guerra di Troia,

per passare poi a Floris, la divinità delle feste primaverili care ai Romani.

E indugia, alla fine, sulla figura della Sibilla, che appartiene alla storia e alla mitologia greca e romana. Le sibille erano vergini ispirate dal dio Apollo e dotate di virtù profetiche, ma qui è rappresentata la Sibilla Cumana, ritratta nei luoghi della storia campana.

Se nei suoi precedenti lavori, Maurizio Sodano ci aveva felicemente sorpreso per la decontestualizzazione della vita societaria, in DivinaDEA l’autore rivisita il femminile alla luce di una possibile rappresentazione contemporanea. La messinscena fotografica, tuttavia, resta fedele allo stile dell’artista e alla sua ricerca sul mondo, grazie alla sua essenzialità, anche nella scelta delle donne comuni che interpretano le figure mitiche. Non sono modelle, ma persone reali che puoi incontrare per le strade della tua città. Sono incarnazioni che esprimono la bellezza naturale e la forza morale senza tempo delle donne, che rifiutano, in ultima istanza, quella violenza simbolica – che spesso sfocia in quella fisica – che l’immagine femminile e le donne reali hanno dovuto sopportare dagli inizi della cultura patriarcale dominante che ha segnato il cammino della specie homo sapiens sul pianeta Terra fino ai nostri giorni.

Prof. Vincenzo Villarosa

18-09-2021 – Forio d’Ischia

Presentazione del progetto d’arte fotografica “DivinaDEA” presso il Museo Civico del Torrione

Acqua. Visioni e parole

Sfogliando le pagine del poema visivo Acqua. Visioni e parole di Maurizio Sodano si prova la sensazione fisica, oltre quella intellettuale, di un benefico ritorno all’elemento vitale dal quale proveniamo e al quale tutti ritorneremo, dopo il nostro “apparire” come esseri umani. Vengono alla mente le parole del grande filosofo francese Michel Foucault, che scrisse riflessioni importanti sulle società umane e sulla relazione degli uomini e delle donne con gli elementi naturali e, tra le pagine della sua opera monumentale La follia nell’età classica, definì l’acqua come liquido semplice e primitivo, appartiene a ciò che nella Natura è più puro. Aggiungendo che, nonostante le modifiche arrecate dall’opera non sempre benevola dell’uomo, il ritorno alla limpidità dell’acqua assume il significato di un rituale di purificazione; in questa freschezza trasparente si rinasce alla propria innocenza. In tal senso, le immagini ipnotiche di Sodano ci accompagnano in un percorso della “memoria”, al di là dell’esistenza individuale e collettiva della specie umana e della sua “civiltà”, che spesso si è illusoriamente sottratta all’appartenenza “naturale” o addirittura ha coltivato il tracotante disegno “storico” di dominare la Natura, con esiti disastrosi. Ce lo rammentano i dettagli della fotografia artistica, che ci inducono a vedere con una rinnovata meraviglia ciò a cui guardiamo ormai in maniera scontata. La memoria dell’acqua, quindi, evocata dalle immagini di Acqua. Visioni e parole, è consapevolezza artistica dell’appartenenza a una dimensione più ampia dello stare al mondo e al sentimento vitale che la sostiene, da sempre e per sempre.  

Prof. Vincenzo Villarosa

18-05-2019 – Corciano

Presentazione del progetto e personale d’arte fotografica “Acqua. Visioni e parole” alla Villa Pignattelli 

25-05-2019 – Forio d’Ischia

Personale d’arte fotografica “Acqua. Visioni e parole” al Museo Civico del Torrione

22-06-2019 – Napoli

Personale d’arte fotografica “Acqua. Visioni e parole” alla Galleria d’Arte WeSpace

 

Island Inside

26-05-2018 – Forio d’Ischia

Personale d’arte fotografica al Museo Civico del Torrione

Nell’esaminare l’opera fotografica di Maurizio Sodano non possiamo prescindere dalla particolarità, dell’autore, di aver trasformato la post-produzione da un procedimento tecnico a un procedimento mentale, una singolare modalità di realizzazione che implica anche la capacità di prevedere con precisione l’esito di ogni singolo scatto che pertanto non sarà mai casuale, bensì frutto di un’accurata premeditazione che può portare il fotografo a ricercare nello scenario di uno shooting le esatte condizioni di luce che possano dettare il tipo d’immagine che ne scaturirà.

Le foto raccolte per la mostra personale Island inside si sviluppano in massima parte da una simile premessa, ma rivelano aspetti simbolistico-concettuali che si riscontrano in maniera evidente nelle istantanee più rappresentative di Sodano. L’autore interpreta l’isola come metafora di un percorso interiore, di una graduale ricerca esistenziale,  ma anche come più ampio concetto d’una visione degli elementi isolati dal loro contesto per coglierne aspetti sconosciuti e restituirci un’immagine diversa da quella abituale, ed è anche l’impressione che i visitatori della mostra potranno avere dell’isola d’Ischia che ospita l’esposizione.

 

L’immagine di apertura, Attracco, sintetizza perfettamente i tratti simbolistico-concettuali della fotografia di Maurizio Sodano. Lo scatto riproduce una colonna d’ormeggio alla quale sono legate due cime, quasi a raffigurare due linee di fuga divergenti verso l’oscurità di uno spazio cosmico. Qui gli elementi rappresentati si spogliano della loro attribuzione funzionale, quella di legare le navi alla terraferma, per divenire metafora di un più elevato legame tra la terra e l’universo, tra l’uomo e la dimensione celeste.

Sul piano concettuale, Sodano si caratterizza invece per isolare gli stessi elementi ritratti dal proprio più generale contesto, per offrircene una nuova visione che ci lascia scoprire qualità insospettabili in un semplice oggetto di uso comune. È appunto il caso di Attracco, dove l’attenzione tutta concentrata su due funi avvolte intorno a un sostegno metallico ci rimanda a un’identità di quegli strumenti che non avremmo altrimenti considerato. Su quegli oggetti appaiono impresse le tracce della loro funzione, ed è su queste che si concentra lo sguardo dell’osservatore, più che sugli strumenti stessi, consunzioni che raccontano la storia di un vissuto oggettuale quasi a emulare una scultura informale nella quale l’immagine risiede in una proiezione mentale dell’opera, prima ancora che nell’oggettività dell’opera. L’isolamento dell’oggetto dalla sua più abituale cornice si apre a interessanti interrogativi che esulano dalla specifico della fotografia per posizionarsi su un più alto piano teoretico. L’impressione è che simili immagini indaghino sul rapporto tra l’oggetto e il suo contesto, ossia ci rivelino la misura in cui l’insieme influisca sulla percezione del singolo elemento celando aspetti singolari visibili soltanto attraverso la loro focalizzazione.

Lo stesso effetto è ribadito sostanzialmente con Eye, dove a essere ritratto è l’oblò di una nave. Colta nella sua particolarità, quell’apertura circolare, nella murata dell’imbarcazione, perde la sua funzione d’uso per assumere una valenza ideale, dematerializzata rispetto al contesto nel quale è inserita, mentre tutto il contorno assume questa volta le sembianze d’una pittura informale materica.

Con Anima sacra, l’approccio fotografico caratterizzante gli scatti di Maurizio Sodano è applicato all’isola d’Ischia attraverso un’immagine della Chiesa del Soccorso che riassume tutto lo stile del fotografo partenopeo. L’edificio ecclesiastico è ancora immerso nel buio cosmico; separato dal contesto diventa simbolo dell’isola stessa per rappresentare uno dei siti monumentali di maggior pregio e rinomanza, ma la fotografia, nella sua particolare inquadratura, rafforza anche il concetto di isola nella personale interpretazione di Sodano, ossia di un’entità la cui natura è esaltata dall’isolamento da tutti gli altri elementi che consente di scoprirne l’essenza, e qui il circolo si chiude. L’uomo che voglia conoscere se stesso ha la necessità d’isolarsi dagli altri, perché l’ambiente circostante non interferisca sulla sua vera natura. Lo stesso concetto è applicabile tanto agli oggetti quanto al territorio. E qui la fotografia diventa filosofia.

Prof. Domenico Raio